Dismorfismo muscolare: sintomi, cause e cura della vigoressia

Dismorfismo muscolare

Negli ultimi anni, il corpo è diventato uno dei principali strumenti di costruzione dell’identità. In particolare, nella cultura occidentale contemporanea, la ricerca della forma fisica perfetta è sempre più idealizzata e premiata. All’interno di questo contesto si colloca il dismorfismo muscolare, una condizione psicopatologica che rimane spesso sottovalutata, ma che ha impatti profondi sul benessere psichico della persona.

Cos’è il dismorfismo muscolare?

Il dismorfismo muscolare, noto anche come “vigoressia” o “anoressia inversa”, è un disturbo che rientra nello spettro del Disturbo da dismorfismo corporeo (BDD- Body Dysmorphic Disorder).
Si caratterizza per una preoccupazione eccessiva e disfunzionale per la massa muscolare, accompagnata dalla convinzione errata di essere insufficientemente muscolosi o “troppo piccoli”, nonostante un aspetto fisico oggettivamente normativo o addirittura ipertrofico. La distorsione dell’immagine corporea si associa spesso a comportamenti compulsivi e ritualistici finalizzati al miglioramento dell’aspetto.

Epidemiologia e popolazione a rischio

Anche se può coinvolgere persone di ogni genere, età e contesto culturale, il disturbo colpisce in prevalenza maschi giovani, spesso coinvolti in attività legate al fitness, al culturismo o ad altri sport che enfatizzano la componente estetica. Tuttavia, l’incidenza tra le donne è in aumento, specie nei contesti legati al “fitspiration” o alla cultura del corpo tonico e magro.

Studi recenti indicano una prevalenza tra l’1% e il 3% nella popolazione generale, con picchi più elevati tra frequentatori assidui di palestre (fino al 10-15%). Tuttavia, il disturbo rimane sottodiagnosticato, spesso confuso con una “dedizione allo sport” o con un semplice interesse per la forma fisica.

Cause e fattori di rischio

Il dismorfismo muscolare è più comune tra culturisti, atleti e frequentatori assidui di palestre, ma può colpire anche chi non ha mai praticato sport in modo competitivo.

Le cause sono multifattoriali:

  • Pressioni sociali e culturali: L’ideale di bellezza maschile, veicolato dai media, propone spesso corpi ipermuscolosi e privi di grasso corporeo. Questo modello può alimentare insoddisfazione corporea e comportamenti estremi.
  • Bassa autostima e insicurezza personale: Spesso il corpo diventa una forma di compensazione per fragilità emotive o mancanza di controllo in altri ambiti della vita.
  • Traumi o bullismo: Esperienze pregresse, come essere stati derisi per la propria fisicità, possono scatenare una rincorsa ossessiva alla “perfezione” muscolare.

Sintomi e comportamenti associati

Le persone affette da dismorfismo muscolare tendono a:

  • Allenarsi in modo compulsivo, spesso ignorando dolore, infortuni o segnali di sovraccarico.
  • Seguire regimi alimentari estremi o disfunzionali, spesso iperproteici o privi di varietà.
  • Utilizzare integratori in modo eccessivo o, nei casi più gravi, sostanze dopanti (steroidi anabolizzanti).
  • Evitare situazioni sociali in cui non possono controllare il proprio aspetto fisico (es. spiaggia, spogliatoi).
  • Passare molto tempo allo specchio o, al contrario, evitarlo completamente per non confrontarsi con la propria immagine.
  • Provare disagio o ansia se saltano un allenamento o non riescono a mangiare secondo il piano prestabilito.

Conseguenze psicologiche e fisiche

A livello psicologico, il dismorfismo muscolare può portare a ansia, depressione, isolamento sociale e disturbi ossessivo-compulsivi. A livello fisico, gli effetti variano in base alla severità del disturbo e ai comportamenti adottati (eccessivo esercizio fisico, uso di sostanze dopanti, diete restrittive).

Come intervenire

Il trattamento più efficace ad oggi è un approccio integrato, che coinvolga:

Psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT)

Lavoro su pensieri distorti, esposizione con prevenzione della risposta, ristrutturazione dell’immagine corporea e rafforzamento dell’identità al di là del corpo.

Psicofarmacoterapia

L’uso di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) può essere utile per ridurre i sintomi ossessivi e i vissuti depressivi.

Psicoeducazione

Informare il paziente e, dove possibile, anche il contesto familiare o sportivo, sul disturbo, per ridurre lo stigma e favorire l’alleanza terapeutica.

Supporto nutrizionale

Quando necessario, un intervento da parte di nutrizionisti o dietisti può aiutare a ristrutturare un’alimentazione equilibrata.

Lavoro multidisciplinare

La collaborazione tra psicologi, psichiatri, nutrizionisti e medici sportivi è spesso fondamentale, soprattutto nei casi in cui siano presenti comportamenti a rischio (abuso di sostanze, disturbi alimentari).

Fonti e riferimenti bibliografici

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Autore articolo

  • Dott.ssa Giulia Ceragioli - Psicologa e psicoterapeuta in formazione Cognitivo Comportamentale

    Dott.ssa Giulia Ceragioli

    Psicologo,Psicoterapeuta

    Psicologa e psicoterapeuta in formazione Cognitivo Comportamentale

    Terapeuta EMDR I livello | Compassion Focused Therapy I livello