Esperienze Traumatiche e Relazione Adottiva: Superare le ESI per Favorire la Sicurezza Emotiva

Adozione: un percorso di conoscenza e consapevolezza

Intraprendere il percorso di adozione significa soprattutto intraprendere un percorso di conoscenza reciproca. Se dal punto di vista “razionale” i futuri genitori acquisiscono conoscenza e formazione sulle criticità a cui possono andare incontro, è possibile che nel lungo iter burocratico sia tralasciata la consapevolezza emotiva di ciò che si sta vivendo sotto la spinta di un iter valutativo a cui si cerca di rispondere nel miglior modo possibile.

Il tempo dell’attesa e dell’incontro, fatto di valutazioni, confronti con varie istituzioni e professionisti del settore è costellato dal confronto tra il “bambino immaginato” e quello reale oltre che tra l’immagine di Sé come genitore e il reale atteggiamento verso il bambino. Diventa allora fondamentale per i genitori, rivedere e rimodellare le aspettative mantenendo una sufficiente flessibilità che permetta di non ingessare il legame che si dovrà costruire. La condizione di reciproca estraneità richiede tempo per conoscersi e il contesto del nuovo rapporto subisce l’influenza di molteplici variabili legate al bambino (età al momento dell’adozione, permanenza in istituto, possibili esperienze sfavorevoli e traumatiche) e allo stato della mente del futuro genitore. Il bambino può essere stato esposto a molteplici Esperienze Sfavorevoli Infantili (ESI) (Felitti, 2001) che hanno un impatto significativo sul suo sviluppo psicoaffettivo.

Le ESI possono includere:

  1. Abuso fisico o emotivo: essere vittima di abuso fisico o emotivo da parte di un caregiver o di un’altra persona, assistere alla violenza domestica
  2. Negligenza: essere trascurato o ignorato dai caregiver.
  3. Perdita o separazione: subire la perdita o la separazione da un caregiver o da una figura importante
  4. Presenza di un una persona dipendente da alcol o da sostanze all’interno del nucleo famigliare.
  5. Un membro della famiglia gravemente depresso, con disturbi mentali conclamati, istituzionalizzato o suicidario
  6. Esperienze di guerra o violenza: essere esposto a situazioni di guerra o violenza

Con conseguenze su più livelli dello sviluppo del bambino:

  1. sullo sviluppo emotivo: le ESI possono rendere il bambino più suscettibile a emozioni negative come l’ansia o la rabbia
  2. sullo sviluppo cognitivo: rendendo più difficile apprendere e concentrarsi,
  3. sullo sviluppo sociale: tali esperienze impattano sulle capacità del bambino a formare legami con gli altri
  4. infine non bisogna sottovalutare l’impatto sulla salute fisica: infatti le ESI possono aumentando il rischio di problemi di salute per la cronica esposizione ad esperienze stressanti che in ragione della loro intensità e durata producono effetti somatici registrabili, a partire da una sostanziale e automatica modificazione degli equilibri fisiologici, con ricaduta sull’asse ipotalamo-pituitario-surrenalico, sul sistema nervoso autonomo (simpatico/parasimpatico), sul complesso dei neurotrasmettitori e sul sistema immunitario (Glaser, 2002 ; Malacrea, 2004)

Vediamo allora cosa è utile sapere per prepararsi al meglio e gestire consapevolmente la costruzione di una relazione sicura

Quali basi sono necessarie per la costruzione della relazione sicura?

Dalla letteratura scientifica in ambito psicologico sappiamo che nei bambini e nei loro genitori agisce un sistema complementare e biologicamente determinato che porta i primi a sviluppare relazioni di attaccamento e nei secondi a fornire cure. Negli esseri umani tale sistema ha una sua flessibilità per cui si attiva anche nella genitorialità sostitutiva, rappresentata da quella adottiva, che ha come scopo quello di sopperire alle carenze o all’assenza della genitorialità biologica sotto un mandato di natura puramente sociale tanto che la sua legittimità viene sancita da un Tribunale.

Tuttavia possono esserci delle difficoltà sia per i bambini che per i genitori adottivi all’instaurazione di tale sistema biologicamente determinato poiché alla sua costruzione si affianca una componente relazionale che definisce ciò che chiamiamo “attaccamento”.

L’esperienza affettiva di attaccamento si organizza in Modelli Operativi Interni (MOI) della figura di attaccamento e del sé che rappresentano l’esperienza vissuta nelle relazioni interpersonali con le persone che si prendono cura del bambino (Bowlby, 1969).

Caratteristica centrale dei MOI riguarda la disponibilità attesa della figura di attaccamento, intesa come accessibilità e responsività; Bowlby prevede anche un modello complementare del Sé: un individuo che ha sviluppato un modello operativo interno della figura di attaccamento come amorevole e pronta a sostenerlo, può costruire un modello complementare del Sé come degno di sostegno e di amore.

A seguito di situazioni di deprivazione precoce, maltrattamento, caratterizzanti le esperienze traumatiche, il bambino sperimenta disregolazione emotiva e comportamentale che rendono difficile organizzare la sua naturale predisposizione ad una relazione di attaccamento e MOI stabili e sicuri. Per i genitori adottivi può essere difficile comprendere e sintonizzarsi con queste difficoltà magari consolidate in anni di vita vissuti in contesti disfunzionali in cui il bambino ha dovuto apprendere a comportarsi con strategie rivolte a sopravvivere ma che risultano strategie non funzionali ad un nuovo contesto protettivo e accudente, pensiamo agli atteggiamenti oppositivi e aggressivi appresi in un contesto non tutelante che denotano una continua attivazione e monitoraggio da parte del bambino dell’ambiente, percepito come pericoloso, e che impediscono di accogliere le cure nel nuovo contesto sicuro e percepire un senso fisiologico di sollievo e un senso psicologico di Sé come amabile e di valore. Il genitore adottivo se non consapevole di ciò può essere molto turbato e deluso dal rifiuto ricevuto.

La buona notizia però arriva dal funzionamento del sistema di attaccamento che abbiamo detto avere una base relazionale quindi è relazione-specifico, mantiene una certa flessibilità è può essere modificato da nuove esperienze relazionali positive. Allora la sfida sarà costruire con il bambino nuove modalità relazionali fondate sulla sicurezza che possano sostituire quelle che hanno creato un grave senso di instabilità, paura, solitudine, disvalore di Sé.

Sarà allora utile per i genitori adottivi imparare a conoscere la storia del bambino per capire e decifrare ciò che guida il suo comportamento, ma anche confrontarsi con il proprio bagaglio di esperienze e aspettative poiché contribuiscono alla qualità della relazione con il bambino.

Risorse e criticità

Un aspetto importante da considerare è che le componenti che garantiscono sicurezza nella relazione di attaccamento sono:

  • Il contatto fisico e visivo
  • La sintonizzazione emotiva
  • Un ambiente sicuro
  • Il gioco esplorativo

I bambini possono manifestare sintomi di disagio fino a veri e propri disturbi psicologici quando una o più di queste condizioni non vengono assicurate, ma anche quando in un ambiente sicuro possono accadere eventi critici (lutti, separazioni, incidenti) che impattano sui genitori e sulla possibilità di essere accessibili, sensibili e responsivi. La presenza di un genitore accessibile, sia fisicamente che emotivamente, sensibile cioè in grado di percepire e valutare i segnali di pericolo, disagio, le richieste di protezione e conforto, e in fine responsivo cioè in grado di attivare comportamenti di accudimento in maniera pronta e costante, adeguata e amorevole, permettono al bambino di esperire la fondamentale esperienza di regolazione sia dei ritmi biologici che delle emozioni. Per questo è fondamentale per i genitori adottivi sapere che l’inserimento del bambino nel loro nucleo richiede che egli possa sperimentare più e più volte di essere al sicuro, poiché vecchi schemi comportamentali ed emotivi di una relazione non sicura potrebbero essere attivi e rendere il suo comportamento difficilmente comprensibile. La lettura del suo comportamento alla luce della sua storia lo rende più decifrabile.

Credenze che non aiutano

Nel contesto dell’adozione è necessario che i genitori si confrontino con alcune credenze ed aspettative che possono interferire con la costruzione della relazione con il bambino.

Vediamo alcuni punti:

Aspettativa che il legame di attaccamento si possa instaurare subito o in tempi rapidi dall’ingresso del bambino nel nucleo familiare

In realtà ciò richiederà tempo sia in riferimento alle esperienze passate del bambino e del genitore che incidono sullo stile di attaccamento, sia perché l’arrivo del bambino cambierà gli equilibri esistenti che andranno ripristinati tenendo in considerazione tutti i membri.

Credere che il passaggio dall’essere coppia all’essere genitori possa avvenire in maniera spontanea.

Non esiste un passaggio lineare dall’essere coppia all’essere genitori, è necessario riadattarsi facendo i conti con nuovi equilibri in maniera costante e flessibile, potrebbero emergere difficoltà di comunicazione sui metodi educativi e sulle rispettive responsabilità, tutto ciò richiede un tempo di ascolto e accettazione reciproca.

Il nuovo ambiente confortevole e amorevole metterà subito a suo agio il bambino.

Potrebbe accadere che nelle prime interazioni il bambino sia spinto dall’ansia di compiacere l’adulto mostrandosi “buono” e remissivo ma in seguito mostri comportamenti rifiutanti e aggressivi. Ciò può essere letto con frustrazione dai genitori adottivi come sintomo del fallimento del legame che stava nascendo. Tali atteggiamenti vanno letti in maniera consapevole alla luce della storia relazionale difficile e caotica vissuta dal bambino che lo portano ad avere aspettative negative sugli altri, su di Sé e sul futuro.

L’aspettativa che le consuetudini familiari siano subito apprese dal bambino.

E’ importante tenere a mente che l’apprendimento di norme e regole sociali e familiari avviene in maniera graduale, il bambino adottato si trova a doverle apprendere in breve tempo e con grande sforzo.

Credere che l’amore e la vicinanza possano compensare la pregressa mancanza affettiva del bambino.

E’ probabile che proprio in virtù di quelle esperienze di deprivazione e maltrattamento il bambino non percepisca la vicinanza come sicura e rifiuti il contatto affettivo mostrando disagio e diffidenza deludendo le aspettative del genitore che non riesce a decifrare correttamente l’atteggiamento di rifiuto. Come dicevamo in precedenza è necessario che il bambino esperisca più e più volte una sensazione di sicurezza nella relazione e gli va dato il tempo di testarla.

E’ importante che i genitori adottivi riconoscano e vengano supportati nel riconoscere tali credenze e aspettative con la relativa delusione che ne può scaturire e la considerino come normale conseguenza della discrepanza che si è venuta a creare tra una situazione e un bambino immaginato e la realtà.

Essere genitori consapevoli ed efficaci

Come è possibile allora affrontare delusioni e frustrazione nel lungo camino della costruzione di una relazione sicura per il bambino e che dia un senso di efficacia al genitore.

Ecco alcune indicazioni:

  • E’ importante porsi delle domande su quali siano le aspettative deluse e ascoltare con accettazione la risposta: cosa ci si aspettava che avvenisse e non è avvenuto?
  • Concedersi di provare emozioni negative: a volte ambivalenti e sentirsi delusi. Le emozioni negative fanno parte del processo di costruzione di un legame affettivo, negarle non giova, comprenderle e integrarle in un insieme coerente si.
  • Comunicare e condividere ciò che si è compreso dai due punti precedenti aiuta a cooperare e dunque sentirsi sostenuti e fiduciosi.
  • Esprimere cosa ci si aspetta nella coppia genitoriale in termini di responsabilità. Anche questo facilita la cooperazione aumentando il senso generale di sicurezza di tutti i membri della famiglia.
  • Rimanere flessibili. Una volta che si sia acquisita la consapevolezza di aspettative ed idee rigide su di Sé, sugli altri, è necessario un continuo adattamento alla reale situazione relazionale che si ha di fronte, per dare spazio a nuovi equilibri e alle emozioni che suscitano attraverso una comunicazione sincera e aperta. Da ciò scaturisce un modello di fiducia e sicurezza nel poter affrontare le difficoltà fondamentale per il bambino che percepirà la possibilità di affrontare il proprio passato in sicurezza.
  • Cercare aiuto professionale può essere necessario cercare aiuto professionale da uno psicoterapeuta per aiutare il bambino a superare le sue esperienze traumatiche, e avere sostegno come genitore per comprendere cosa consegue da esse.

Riferimenti bibliografici

Bowlby J. (1969), Attachment and loss. Vol. 1: Attachment. New York: Basic Books. (trad. it.: Attaccamento e perdita, Vol. I, L’ attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri, Torino, 1969.

Holmes J. (1993), John Bowlby and Attachment Theory, Routledge, London; trad. it., La teoria dell’attaccamento: J. Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina, Milano, 1994.

Felitti V.J., Anda R.F., Nordernberg D., Williamson D.F., Spitz A.M., Edwards V., Koss M.P., Marks J.S. (2001) Relationship of childhood abuse and household dysfunction to many of the leading causes of death in adults. In: Franey K., Geffner R., Falconer R. (Eds) The cost of child maltreatment: who pays? We all do, S.Diego, CA: Family Violence and Sexual Assault Institute.

Glaser, D. (2002) Emotional abuse and neglect (psychological maltreatment): a conceptual framework, Child Abuse and Neglect, 26, 697-714.

Malacrea M. (2004) La terapia nell’abuso all’infanzia: le ragioni teoriche dell’evidenza clinica, Connessioni, anno VIII, n.14, 81-100.

Autore articolo

  • Dott.ssa Daniela Cardamone - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

    Dott.ssa Daniela Cardamone

    Psicoterapeuta

    Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

    Terapeuta ACT, CFT, MBCT, MBSR, Terapeuta EMDR II livello