Ansia: Cos’è, Sintomi, Tipologie e Trattamenti Psicologici Efficaci

Quando l’ansia diventa “nemica”: i disturbi d’ansia

Cos’è l’ansia?

La parola ansia è spesso utilizzata nel lessico comune in modo poco appropriato e ciò determina confusione rispetto al suo reale significato.

L’ansia è un’emozione e indica una naturale reazione del nostro organismo ad un pericolo percepito. Tale emozione quando si attiva determina nel soggetto uno stato complesso e multifattoriale che viene percepito come una serie di sensazioni fisiche, psicologiche e comportamentali.

Sul piano psicologico lo stato ansioso è caratterizzato da:

  • Sensazione di pericolo imminente
  • Difficoltà di concentrazione
  • Preoccupazione
  • Vuoto mentale
  • Difficoltà di memoria
  • Presenza intrusiva di pensieri, immagini o ricordi negativi.

Su quello fisico invece l’ansia determina tali sintomi:

  • Sudorazione
  • Tachicardia
  • Tremori
  • Tensione muscolare
  • Respiro affannoso e/o mancanza d’aria
  • Dolore al petto
  • Vampate di calore
  • Formicolio alle estremità
  • Nausea
  • Vertigini
  • Scarsa salivazione.

Infine sul piano comportamentale la persona in preda ad uno stato ansioso tenderà a:

  • Evitare determinate situazioni
  • Reagire in modo eccessivamente rabbioso e irritato.

L’ansia è una nostra amica o nemica?

Le sensazioni e sintomi fin qui descritti hanno lo scopo di mettere la persona nelle condizioni ottimali per far fronte ad una minaccia.

I cambiamenti fisici, per esempio, permettono al nostro corpo di avere l’energia e la forza per difendersi tramite una risposta di attacco o fuga. Quelli psicologici ci permettono di dirigere la nostra attenzione verso ciò che costituisce la minaccia e ideare soluzioni e obiettivi.

Grazie all’ansia infatti i nostri antenati sono stati capaci di fuggire o combattere contro animali predatori, assicurandosi la possibilità di sopravvivere ed evolvere in un ambiente carico di minacce.

L’ansia è rimasta quindi in noi come una preziosa risorsa derivante dall’evoluzione della nostra specie.

Perché allora l’ansia può costituire un disturbo?

La risposta di attacco o fuga, di cui l’ansia è responsabile, è estremamente utile per reagire a minacce reali che raramente si riscontrano nelle nostre vite di uomini e donne moderne e civilizzate.

Ciò può portare ad un accumulo di energia nel nostro corpo che non viene scaricata e che permane pertanto tramite i sintomi e le sensazioni tipiche dell’ansia.

Oltre a ciò, la capacità umana di immaginare e anticipare qualsiasi evento avverso fa si che si possa provare uno stato ansioso costantemente.

Per tali ragioni è possibile che lo stato ansioso diventi cronico, costante e pervasivo e che risulti pertanto disfunzionale, in quanto ostacola la capacità della persona di adattarsi all’ambiente e portare a termine i propri impegni quotidiani.

Perché elevanti livelli di ansia non sono funzionali ?

Un certo livello di ansia ci aiuta a far fronte efficacemente a fattori stressanti, aumentando il nostro livello di impegno e motivazione. Un’ansia eccessiva al contrario può interferire con la nostra capacità di affrontare vari eventi, minando la nostra lucidità e capacità di concentrazione.

L’effetto dell’ansia sulla prestazione si può così rappresentare tramite una curva a U rovesciata, in quanto all’aumentare dell’ansia aumenta anche la nostra prestazione fino ad un certo punto, oltre il quale un ulteriore incremento dello stato ansioso corrisponde ad un peggioramento della nostra efficienza prestazionale.

L’esempio può emblematico è quello dell’ansia da esame: un certo livello d’ansia aiuta lo studente a sentirsi carico, ad impegnarsi e a concentrarsi sullo studio, mentre un livello di ansia troppo alto porta lo studente a sentirsi bloccato, incapace di concentrarsi e in preda a timori.

I disturbi d’ansia

L’ansia patologica può determinare l’insorgenza di diversi disturbi d’ansia, molto diffusi nella popolazione generale.

I principali disturbi d’ansia classificati nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5 (DSM-5) sono:

  • Disturbo d’ansia da separazione
  • Mutismo selettivo
  • Fobia specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo di Panico
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzata

Disturbo d’ansia da separazione e mutismo selettivo.

Il Disturbo d’ansia da separazione e il mutismo selettivo sono accomunati dal fatto che solitamente esordiscono entrambi durante l’infanzia.

Il primo indica una condizione di ansia eccessiva e inappropriata in relazione alla separazione, reale o anticipata, dalle figure di riferimento; il secondo invece fa riferimento ad una condizione in cui la persona, più frequentemente un bambino, mostra incapacità di parlare quasi in tutti i contesti sociali, nonostante lo sviluppo e le capacità di linguaggio siano normali e in linea all’età.

Fobia Specifica

Con Fobia specifica si intende una quadro in cui la persona sperimenta paura e/o ansia costante e sproporzionata nei confronti di un oggetto o una situazione particolare. L’ansia in questione è talmente intensa da presentarsi talvolta sotto forma di attacchi di panico e da costringere la persona ad adottare regolarmente comportamenti volti ad evitare la situazione e l’oggetto fobico.

Disturbo d’ansia sociale

Il disturbo d’ansia sociale, o fobia sociale, si caratterizza per un intenso timore per molte situazioni sociali, in particolare per quelle in cui si è di fronte ad un pubblico e/o si deve assicurare una qualche prestazione.

La persona che soffre di fobia sociale teme di poter dire o fare qualcosa di

imbarazzante e di ricevere così un giudizio negativo ed essere umiliata.

Nella maggioranza dei casi il timore è così intenso da costringere la persona ad evitare o fuggire molte o quasi tutte le situazioni sociali.

Disturbo di Panico

Gli attacchi di panico sono episodi, spesso improvvisi e inaspettati, di ansia elevata in cui la persona vive in modo catastrofico i sintomi fisici correlati, come le palpitazioni, la sudorazione e la sensazione di soffocamento.

Un esempio può essere il considerare le palpitazioni tipiche di un forte stato ansioso come segni di un infarto imminente, con seguente incremento dell’ansia.

Per fare diagnosi di disturbo di panico la persona, oltre a sperimentare attacchi di panico ricorrenti e inaspettati, deve vivere un costante stato di paura o timore di sperimentarne di nuovi ed evitare luoghi, attività o situazioni. Quest’ultime costituiscono in particolare occasioni in cui la persona ha avuto in precedenza un attacco o pensa di averne, oppure luoghi in cui le vie di fuga sono difficili o complicate da seguire.

Accade spesso infatti che il disturbo di panico si presenti in comorbilità con l’agorafobia.

Agorafobia

Con agorafobia si intende una condizione in cui la persona riferisce intenso timore o ansia in riferimento alle situazioni in cui non potrebbe facilmente fuggire od ottenere aiuto in caso di bisogno, come luoghi chiusi o spazi aperti.

Sebbene l’agorqafobia si presenti frequentemente in comorbilità con il disturbo panico, la presenza di attacchi di panico non è necessaria: una persona può avere ansia nel sostare in alcuni luoghi anche se non ha mai sperimentato un vero e proprio attacco di panico.

Disturbo d’ansia generalizzato

Il disturbo d’ansia generalizzato è caratterizzato dalla presenza di sintomi ansiosi non legati ad un particolare ambito, ma generalizzati a più situazioni o eventi: chi soffre di un disturbo di ansia generalizzato tende infatti a vivere con estrema preoccupazioni moltissimi cose o eventi della propria vita, sperimentando così uno stato di ansia costante.

Tale stato può essere somatizzato dal soggetto che arriva quindi a percepire una serie di sintomi fisici come cefalea, dolori e disturbi gastrointestinali.

Trattamento

I disturbi d’ansia possono avere molte e importanti ripercussioni sulla qualità della vita, basti pensare ad una persona con agorafobia che non riesce ad uscire di casa e quindi a mantenere un impiego lavorativo.

Nonostante il disagio e le limitazioni connesse a tali disturbi, sono poche le persone che richiedono un intervento terapeutico o che lo richiedono in tempi brevi rispetto all’esordio della sintomatologia.

Ricercare un aiuto invece è un’ottima opportunità in quanto i disturbi d’ansia tendono a rispondere bene alle terapie psicologiche e farmacologiche, implementate sia singolarmente che congiuntamente. Delle prime si occupano gli psicoterapeuti, mentre delle seconde gli psichiatri, ed è per tale ragione che qui faremo riferimento soltanto alle prime.

La terapia psicologica che si è dimostrata più efficace è quella di orientamento cognitivo comportamentale (CBT). Questa prevede l’utilizzo di strategie e tecniche che vanno a intervenire su più livelli: accompagnare la persona a prendere consapevolezza di sé è il primo passo per iniziare a lavorare sui propri pensieri disfunzionali e arrivare a modificare i propri comportamenti.

All’interno delle psicoterapie, l’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) risulta particolarmente utile ed efficace anche nel trattamento dei disturbi d’ansia.

Questo permette alla persona di elaborare le esperienze angoscianti o traumatici che possono aver determinato l’insorgenza del disturbo e potenziare le proprie risorse e capacità personali. Tramite i movimenti oculari infatti la persona può rielaborare gli eventi di vita che hanno causato l’emergere della sintomatologia ansiosa e lavorare sui ricordi dei primi episodi o di quelli peggiori, al fine di ottenere una desensibilizzazione e affrontare così più serenamente le situazioni fino a quel momento ansiogene.

Possiamo così concludere che intraprendere un percorso psicoterapeutico costituisce, in ogni caso, l’occasione di utilizzare un momento di estrema difficoltà e trasformalo in uno di crescita e miglioramento personale.

Autore articolo

  • Dott.ssa Carlotta Fabbri - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Firenze

    Dott.ssa Carlotta Fabbri

    Psicoterapeuta

    Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

    Esperta in Psicologia Perinatale | Terapeuta EMDR II livello