
Psicologia Perinatale
Di cosa si occupa la psicologia perinatale?
La psicologia perinatale è un ambito della psicologia che ha l’obiettivo di promuovere e tutelare il benessere dell’intero nucleo familiare durante tutto il periodo perinatale. Con periodo perinatale si intende quell’intervallo di tempo che va dalla ricerca di una gravidanza ai primi anni di vita di un figlio.
Lo psicologo perinatale può intervenire pertanto nelle seguenti circostanze: lutto perinatale, infertilità, procreazione medicalmente assistita, reparazione al parto, prematurità, transizione alla genitorialità, sostegno al processo di attaccamento, allattamento, gestione notturna del neonato, inserimento al nido e alla scuola dell’infanzia, adozioni e psicopatologia perinatale.
Perché il periodo perinatale è così complesso e delicato?
Il periodo che ruota intorno alla nascita di un figlio prevede l’alternarsi di momenti che riservano difficoltà su molti piani.
Ricercare e portare avanti una gravidanza determinano nei futuri genitori emozioni forti e contrastanti che possono essere difficili da vivere e gestire al meglio, soprattutto per la donna che si trova a sperimentare contemporaneamente un importante cambiamento fisico ed ormonale.
La nascita di un figlio determina un cambiamento di vita tale che può lasciare i neo genitori impreparati e frustrati davanti all’impossibilità di riavere, anche lontanamente, la loro vita di prima. Affrontare tale riorganizzazione richiede inoltre una grande dose di energia, non sempre disponibile, vista la carenza di sonno a cui sono frequentemente sottoposti i cargiver.
La maternità e la relazione con il neonato attivano nella donna un sistema di cura in un modo mai sperimentato precedentemente. Tale attivazione determina nella madre un incremento della sensibilità che può portare al riemergere di vulnerabilità appartenenti alla sua storia passata.
L’allattamento viene spesso raffigurato come un atto spontaneo e piacevole, anche se in realtà non è sempre vero, in quanto costituisce una capacità da apprendere con perseveranza. Allattare il proprio bambino può essere, soprattutto nei primi momenti, estremamente difficile, doloroso e stressante, indipendentemente dalle capacità e qualità genitoriali.
Con la nascita di un figlio la coppia subisce una trasformazione radicale che porta gli individui a passare dall’essere amanti all’essere genitori. Ciò cambia radicalmente i ruoli di entrambi i partner: un figlio richiede una dedizione tale che costringe i genitori a rivedere i loro compiti e impegni quotidiani. La coppia così si trova a dover ricreare un nuovo equilibrio che gli permetta di lavorare come una squadra per portare avanti il complesso compito di crescere uno o più figli.
Ricercare e costruire questo nuovo modo di stare insieme è un compito tutt’altro che facile in quanto richiede una grande dose di impegno da parte di entrambi i partner.
L’arrivo di un fratello o di una sorella può non essere ben accetto dai primogeniti che possono manifestare difficoltà e disagi in relazione a tale cambiamento. Ciò può determinare nei genitori forti emozioni negative che possono minare la loro capacità di accompagnare il nucleo familiare verso il nuovo equilibrio che si è venuto a creare.
Non sorprende quindi come l’attesa e la nascita di un figlio possano costituire eventi anche molto stressanti e determinare pertanto l’emergere di diversi sintomi e disturbi nella madre, ma più in generale, in entrambi i genitori.
Quali sono i disturbi psichici che emergono più frequentemente nel periodo perinatale?
Le difficoltà connesse al periodo perinatale possono determinare nei genitori un disagio che può manifestarsi in diversi modi. Di seguito verranno presentate le psicopatologie perinatali che si osservano più frequentemente.
Maternity blues
Il Maternitiy blues è uno stato di labilità emotiva che può manifestarsi con irritabilità, sconforto, episodi di pianto ed ansia. È uno stato transitorio che ha durata limitata ad alcune settimane. Insorge tipicamente pochi giorni dopo il parto, in concomitanza al fisiologico calo ormonale, e non compromette eccessivamente la capacità di prendersi cura del piccolo.
Depressione perinatale
La depressione perinatale è una condizione che può insorgere durante la gravidanza o nel postpartum. In quest’ultimo caso può insorgere dalle prime settimane dopo il parto fino a tutto il prima anno di vita del bambino. La depressione perinatale è molto comune ed è caratterizzata da intensa tristezza, perdita di interesse per le attività quotidiane, stanchezza, irritabilità, agitazione, pensieri di morte, senso di colpa ed inutilità. Tale disturbo può minare inoltre la capacità di concentrazione, il sonno e l’appetito. Per fare una diagnosi di depressione, queste manifestazioni psicopatologiche devono persistere per un periodo di almeno due settimane e compromettere fortemente le capacità della persona di portare a termine gli impegni quotidiani e quindi le sue capacità genitoriali.
Disturbi d’ansia
L’ansia è una normale componente della gravidanza e, più in generale, del periodo perinatale, in quanto permette alla donna di prepararsi all’imminente cambio di vita. Un disturbo d’ansia emerge là dove i livelli d’ansia sono eccessivi, persistenti e compromettono il funzionamento quotidiano del caregiver: alcune donne possono lamentare una continua preoccupazione per tutto ciò che riguarda il bambino, mentre altre picchi di ansia molto intensa in relazione ad alcune circostanze o momenti. Tale condizione può infatti assumere diverse forme e determinare quindi diversi disturbi d’ansia, come il disturbo di panico, il disturbo d’ansia generalizzato e le fobie specifiche. Tra quest’ultime compare la tocofobia, ovvero la fobia del parto, che può essere responsabile di molte difficoltà all’avvicinarsi dell’evento della nascita.
Disturbo ossessivo compulsivo
I genitori con un disturbo ossessivo compulsivo lamentano pensieri ricorrenti e intrusivi, le ossessioni, ai quali tentano di porvi un limite tramite vari tipi di comportamenti, le compulsioni. Durante la gravidanza le ossessioni più frequenti sono quelle riguardanti la contaminazione, l’ordine e la simmetria, accompagnate da compulsioni di pulizia ed ordine; mentre nel post partum quelle relative alla possibilità di fare del male al bambino accidentalmente o volontariamente, accompagnate dall’evitamento di alcune situazioni.
Disturbo post-traumatico da stress
Il parto può essere vissuto come un evento traumatico e dare avvio a tutta una serie di sintomi tipici del PTSD, come pensieri intrusivi relativi all’accaduto, ipervigilanza, insonnia ed evitamento di tutto ciò che è connesso con l’evento.
Psicosi puerperale
Con psicosi puerperale si indica una condizione psicopatologica rara che emerge solitamente nelle prime settimane dopo il parto e in cui si sperimentano confusione, perplessità, deliri, allucinazioni, disorientamento e rapide oscillazioni del tono dell’umore.
Quando chiedere aiuto?
Visti i cambiamenti che la nascita di un figlio porta nella vita dei genitori, momenti di difficoltà e sconforto sono estremamente normali. La necessità di ricercare un aiuto professionale c’è nel momento in cui queste difficoltà diventano costanti, pervasive e vanno a minare le capacità dei cargiver di portare a termine gli impegni quotidiani e di prendersi cura dei sé e dei propri figli.
Perché è importante ricercare un aiuto professionale?
Sebbene la nascita di un figlio determini, in modo inequivocabile, il nostro ruolo genitoriale, costruire una relazione di attaccamento con il neonato richiedere sforzi, tempo e dedizione. Il genitore si trova a dover conoscere e comprendere le necessità del piccolo tramite un faticoso esercizio di sintonizzazione emotiva che richiede la necessità di essere mentalmente presenti nella relazione.
Sintomi e disturbi distraggono l’adulto e gli impediscono di cogliere prontamente ed adeguatamente gli stati e i bisogni del neonato. L’impossibilità per il piccolo di vedere accolte e soddisfatte le proprie necessità può avere importanti ripercussioni negative sul suo sviluppo cognitivo e affettivo.
Ricercare un aiuto professionale può permettere ai caregiver di comprendere e affrontare ciò che gli sta succedendo: un lavoro terapeutico infatti permette di prendere consapevolezza della natura e dell’origine della sintomatologia lamentata e sperimentare tecniche e strategie orientate a migliorare il benessere dei singoli e la qualità delle loro relazioni.
Lavorare in tale direzione può permettere di vivere la transizione al ruolo genitoriale come un’occasione di evoluzione personale, può aiutare quindi a nascere come genitori e a rinascere come individui.
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