
Aiuto mio figlio non mangia niente! Alimentazione selettiva riconoscerla ed affrontarla.
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Che cos’è l’alimentazione selettiva nei bambini?
L’alimentazione selettiva nei bambini è una condizione che si verifica abbastanza frequentemente e che spesso genera preoccupazione e frustrazione nei genitori ed un clima teso in famiglia. La selettività alimentare può essere una fase transitoria legata all’età del bambino che si risolve spontaneamente col passare del tempo, oppure una condizione persistente che rimandendo stabile va ad influenzare il benessere del bambino e della famiglia.
Come si riconosce l’alimentazione selettiva?
Nell’alimentazione selettiva si riscontra una grande limitazione della tipologia di alimenti accettati dal bambino. Il bambino può rifiutare i vari alimenti sulla base di una o più delle seguenti caratteristiche:
- consistenze specifiche (molle, viscido, granuoloso, etc);
- colore (rifiuto verso tutto il cibo verde, accettazione esclusiva verso alimenti bianchi, etc);
- categorie alimentari (non accetta verdure, etc);
- modalità di preparazione e presentazione (accetta un determinato cibo solamente se presentato sempre nello stesso modo, etc);
Quello che succede è che il bambino accetta di mangiare solamente i cibi che ritiene sicuri (dentro la sua zona di comfort) e mostra rifiuto, opposizione, ansia e disgusto per tutto ciò che è nuovo o diverso. Nei bambini con età compresa tra i 2 e i 6 anni la selettività alimentare viene considerata normativa e parte dello sviluppo, quando invece persiste o peggiora andando a creare carenze nutrizionali, compromissione sociale e relazionale, difficoltà e contrasti familiari è possibile che si tratti di ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo).
Perché alcuni bambini diventano selettivi ed altri no?
Il modello cognitivo-comportamentale ritiene che l’alimentazione selettiva nasca dall’interazione di fattori biologici,cognitivi, ambientali ed emotivi. Di seguito andremo ad esplorarli nel dettaglio:
1. Sensibilità sensoriale
Molti bambini selettivi presentano una sensibilità più elevata della media a:
- consistenze;
- odori;
- sapori
Questo significa che un cibo che l’adulto descrive come neutro per il bambino selettivo può essere esremamente sgradevole o disgustoso.
2. Esperienze negative o traumatiche associate al cibo
Alcuni tipi di evento possono essere associati in modo negativo con l’esperienza del pasto ed il bambino nel tempo sviluppa ansia anticipatoria e disagio legati al contesto cibo ed alimentazione. Tra questi eventi possiamo trovare:
- soffocamento;
- vomito;
- mal di pancia;
- reflusso;
- pressione durante i pasti;
- conflitti familiari a tavola
3. Ansia e bisogno di controllo
In alcune situazioni il cibo può diventrare un mezzo attraverso il quale il bambino esercita il controllo sia fine a se stesso sia come strategia di controllo e manipolazione del contesto famiglia. I bambini che stanno all’interno di questa categoria mostrano un temperamento ansioso, grandi difficoltà nella gestione degli imprevisti e delle novità e rigidità cognitiva. Il controllo li aiuta a gestire l’attivazione ansiosa e viene quindi nel tempo rinforzato.
4. Dinamiche familiari
Spesso succede che nel tentativo di far mangiare il bambino, i genitori mettano in campo delle strategie che risultano alla lungo controproducenti.
- insistere;
- minacciare;
- ricattare;
- distrarre con dispositivi elettronici;
- offrire sempre pasti alternativi;
- negoziare e scendere a compromessi.
Queste modalità concorrono al mantenimento del problema in quanto il bambino impara che col rifiuto può ottenere quello che vuole (evitare il cibo temuto) oppure entra maggiormente in ansia (per esempio nel caso della minaccia) ed il rifiuto si inasprisce come mezzo di difesa. Una comunicazione efficace e una buona gestione del rapporto tra genitori e figli possono favorire un clima più sereno durante i pasti.
Alimentazione selettiva nel modello cognitivo-comportamentale
Il modello cognitivo-comportamentale interpreta il comportamento alimentare (rifiuto per il cibo) come il risultato di un meccanismo di mantenimento. Il mantenimento del rifiuto del cibo è l’espressione di un circolo vizioso che si svolge in questa modalità:
- Il bambino viene messo nella situazione nella quel deve confrontarsi con un cibo nuovo
- Prova ansia e disgusto
- Esprime il suo rifiuto per quel cibo
- Ottiene di poter evitare quel cibo
- Con l’evitamento l’asia diminuisce
- La diminuzione dell’ansia frutto dell’evitamento rinforza il rifiuto del determinato cibo (sto bene perchè non lo ho mangiato).
Con il passare del tempo questo circolo si inasprisce sempre di più ed il bambino diventa sempre più restrittivo e oppositivo nel mangiare.
Il trattamento cognitivo-comportamentale ha come obiettivo l’interruzione del circolo vizioso, il bambino imparerà quindi a gestire la fristrazione ed essere maggiormente flessibile e ad esplorare nuovi alimenti.
Cosa prevede il trattamento cognitivo-comportamentale per l’Alimentazione Selettiva
1. Psicoeducazione ai genitori
Aiutare i genitori a comprendere cosa è la selettività alimentare, come funziona e come si mantiene. Impareranno che loro figlio non fa i “capricci” per scelta e per provocare ma che sono frutto di una condizione psicologica che gli provoca ansia e paura.
2. Esposizione graduale ai cibi
IL bambin viene guidato dal terapeuta in quella che si chiama esposizione graduale, gli alimenti temuti vengono proposti attraverso sei passaggi:
- guardare il cibo;
- toccarlo;
- annusarlo;
- avvicinarlo alla bocca;
- assaggiarlo;
- mangiarne piccole quantità.
Attraverso questa tecnica si cerca di sviluppare la tolleranza all’ansia che il cibo nuovo provoca al bambino
3. Rinforzo positivo
Quando il bambino mette in atto il corretto comportamento di esplorazione del cibo deve essere gratificato attraverso lodi, frasi di incoraggiamento, giochi a premi (token economy), valorizzazione degli eventi positivi e dei piccoli progressi. Ciò che viene premiato è il tentativo, in il risultato finale.
4. Lavoro sui pensieri disfunzionali
Il lavoro sui pensieri disfunzionale riguarda sia quelli del bambino (starò male, fa schifo, mi disgusta, etc) che quelli dei genitori (non mangerà mai, si ammalerà, è tutto sbagliato). La terapia cognitivo-comportamentale lavora su questi pensieri e sui loro meccanismi di mantenimento al fine di riconsocerli, modificarli e favorire pensieri e comportamenti maggiormente efficaci.
Consigli pratici per i genitori
- Avere una routine stabile e prevedibile per il momento del pasto
- non cucinare pasti alternati, si consiglia di offrire sempre almeno un alimento conosciuto insime a nuove proposte
- i nuovi alimenti vanno introdotti in modo graduale
- non minacciare o forzare il bambino a mangiare (il rischio è una maggiore associazione negativa al cibo)
- coinvolgere il bambino nella preparazione
- valorizzare i progressi
- dare il buon esempio
Quando è necessario rivolgersi ad uno specialista?
È utile cercare l’aiuto dell’esperto quando si verificano una o più delle seguenti situazioni:
- la dieta del bambino è estremamente povera e limitata;
- si verifica una compromissione della crescita;
- i pasti diventano fonte costante di stress e litigi;
- il bambino esprime forte ansia o disgusto;
- la selettività persiste o peggiora nel tempo.
Un intervento precoce può prevenire la cronicizzazione del problema e migliorare significativamente la qualità della vita familiare.
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